Testi

 

Il mio lavoro non ha niente a che fare con il mondo orientale se inteso come scrittura ornamentale, anzi è l’opposto perché è fatto di concreti segni come visione della materiale realtà.

Io non faccio dei segni sulla superficie della tela della quale di solito proprio il fondo (nero o bianco) sovrapponendo  due colori, ma è lo spazio della tela che ho davanti che mi attira con la visione a imprimere i segni.

La tela è il mezzo per creare l’immagine che ho nella mente. I segni che realizzano le mie visioni sulla tela sono geometrie sciolte.

Non sono geometrie definite e per questo le ho denominate pirma triangoarcoli e poi angoarcoli.

I miei quadri non sono composizioni che realizzo con segni distinti l’uno dall’altro ma uniti in tutt’uno nelle mie visioni.

Io non guardo la tela per mettere sopra i segni. I segni nascono nella mia testa, nella tensione si forma nella mia testa l’immagine che vedo definirsi con lo spazio della tela e nella concentrazione tutto il mio corpo scatta a fare i segni che determinano l’immagine. Praticamente nella visione del mio corpo e la tela sono uniti e se tutto funziona l’opera funziona.

I segni e la tela sono un corpo unico in cui si realizza la mia visione e l’immagine realizzata è il quadro. Tutto è fuso insieme e il mio corpo con lo spazio della tela che è entrato nella visione determinando l’immagine.

 

 

Cordignano, 15 – 10 --- 2001                                Nelio Sonego

 

 

 

 

NELIO SONEGO

“Orizzontaleverticale”

 

Nelio Sonego ha affrontato un percorso sempre fedele ai suoi cardini, ma che si è mutato nel tempo. Dalle opere create con i lievi segni geometrici chiamate “Strutturali” nel finire degli anni Settanta, agli “Angoarcoli”, in cui il tratto ha assunto un sapore vagamentegestuale. I libri d’artista in cui ha collaborato con importanti poeti del calibro di Carlo Invernizzi, Edoardo Sanguinetti e Paolo Ruffilli. Passando per i pastelli intitolati “Rettangolare Verticale” degli ann Ottanta. Questo vero punto di partenza per arrivare a “Orizzontaleverticale”. Da uno spunto di allora sono nate le opere recenti, che hanno dominato lo scenario artistico degli ultimi anni. In queste tele, grande rilievo ha il segno, inteso come elemento centrale per la costruzione di un linguaggio visivo. Realizzato mediante lo spray attraverso un tratto, che sembra di essere creato in un’unica soluzione realizzata. Il risultato sono degli elementi geometrici formati da queste linee continue, tracciate orizzontalmente e verticalmente. I lavori – anche quelli del periodo precedenti – sono caratterizzati da una grande energia sottesa. Ogni volta che l’artista realizza un’opera è quasi un “rito” per sprigionare questa forza creatrice che ha dentro. Giungolono al fritore dipinti dal sapore concettuale, in cui l’autore propone delle personali visioni interiori.

Un andare avanti per esprimere opere che come dice l’artista stesso, vanno di pari passo con il vissuto, e le istanze che l’esistenza gli pone dinanzi.

 

Che ruolo e quale importanza ha il segno nella tua arte?

Per me il segno è il solo mezzo necessario per poter realizzare le opere in funzione delle mie visioni che esprimono il mio sentire che varia con il mio vissuto. Pertanto il segno si è mutato nel tempo in relazione alle diverse visioni e stimoli con cui si è concretato il mio lavoro.

 

Leggendo alcuni testi critici, la tua pittura è stata definita gestuale e talvolta razionale. Quale di questi aspetti contrastanti fotografa il tuo lavoro?

Al di là delle definizioni dei critici che parlano del mio lavoro, ritengo che la mia pittura sia razionale nel senso che si realizza delimitando e delimitandosi in uno spazio mentre il segno-colore ne consente il suo manifestarsi. Comunque il dire della mia pittura sta nella concretizzazione di immagini come confermano le titolazioni, Angoarcoli,Trisangoli, Verticaleorizzontale e viceversa. Sta ciò anche l’evolversi e il differenziarsi del mio lavoro nel tempo in relazione ad una sempre maggiore consapevolezza dell’interiorizzazione del mio vissuto.

 

 

Come sei arrivato all’uso dello spray?

Il mio essere artista mi ha portato a creare opere anche servendomi dello spray, ma il risultato è sempre dato solo dalla creazione d’immagini che aprono a nuova conoscenza.

 

Dalle tue opere traspare una forte energia…

Il mio lavoro è da sempre accumulo di energia che a un certo punto esplode in immagini. Da qui i vari momenti che contradistinguono il mio lavoro. Il momento più intenso in cui ho percepito in tutta chiarezza il mio lavoro è il concretarsi di esplosione energetica fino alla spossatezza è stato in occasione della realizzazione della mostra “Angoarcoli” sui muri della galleria A arte Studio Invernizzi di Milano nell 2001. Avevo deciso con il gallerista di fare la mostra realizzando direttamente sui muri le opere, intrigato soprattutto dalla possibilità di affrontare uno spazio diverso, invece di esporre sempre le solite opere su tela. Ma quando si è trattato di realizzare le opere ero preoccupato dall’esito tanto che ho anticipato i tempi di due settimane per supperire agli imprevvisti. Sennochè la sera stessa del giorno in cui sono arrivato a Milano ho realizzato sui muri le otto opere in appena due ore. La tensione nell’inglobare nella mente gli spazi della parete con l’individuazione delle immagini da realizzare in essi e la realizzazione in concreto delle stesse, che non consentiva né errori né aggiunte, con slancio repentino dalla predisposta impalcatura verso il muro protendendomi con il corpo e il braccio teso con il pennello in mano mi ha totalmente spossato fino a farmi sorridere pensando alla fatica di quando due, tre, quattro volte la settimana terminavo la corsa di circa quindici chilometri per Ponte della Muda, Cordignano e Sarmede. Fino a tale momento non avevo mai avuto tanta consapevolezza del senso anche fortemente energetico con cui realizzo le mie opere.

 

Una soddisfazione?

Una soddisfazione, essere riuscito a realizzare un lavoro che apre a nuova conoscenza, ciò che da sempre per me è stato il massimo fondamento del mio vivere.

 

Un desiderio?

Il mio più profondo desiderio non puo che essere quello di poter continuare a creare immagini produttive di conoscenza come è stato fino ad oggi.

 

 

20 marzo 2006          

 Carlo Sala

 

 

Intervista pubblicata su: "Treviso c'è" Aprile 2006/Anno 4/Numero 4, pag. 58-60.

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